Il ristorante è un palco, cambiano gli attori ma i personaggi sono sempre gli stessi

Il ristorante è un palco

“Il sogno di aprire un ristorante e non chiuderlo prima di svegliarsi” di Renato Collodoro è, forse, il libro più vertiginosamente fruttifero che un ristoratore, presente o futuro, possa comprare nel 2012. Dall’aperitivo al caffè spiega con leggerezza qualcosa in più di cosa c’è dietro. Inclusa una divertente campionatura di personaggi nei quali ci siamo sicuramente imbattuti, o che –onta, atrocità, repulsa– ci somigliano pericolosamente. Riconoscete qualcuno? Voi stessi? Volete aggiungere personaggi mancanti?

Il PARSIMONIOSO. Se si paga alla romana, cioè in parti uguali, ordina il piatto più costoso. Se si paga alla genovese, ognuno paga il suo, ordina quello che costa meno e una bottiglia d’acqua, mentre per il vino attinge dalle bottiglie altrui. Qualche volta gli va bene e non paga neanche la sua parte, non mancando però di intascare gli spiccioli di resto, come dire: “perché lasciarli di mancia? I camerieri hanno già il loro stipendio”.

L’INTENDITORE. Deve far notare a chiunque la sua competenza nella scelta del menu, possibilmente cercando di mettere in imbarazzo il cameriere. Gode quando si accorge che il vino (forse) sa di tappo, mandandolo solennemente indietro. Racconta di tutti i ristoranti che ha visitato; elenca i vini della sua cantina personale; chiede con una scusa l’attenzione del patron, il quale capendone le intenzioni, corrisponde. “Dato che lei è un intenditore, le faccio assaggiare una grappa di mia produzione”. Indipendentemente dalla qualità, la grappa diventa oggetto di complimenti che si rimpallano per un tempo indeterminato, esasperando il resto del tavolo, in particolare sua moglie, che per farglielo capire lo prende a calci sulle caviglie sotto il tavolo, sperando che siano le sue.

L’ABITUDINARIO. Non c’è verso di proporgli null’altro rispetto a quello che prende di solito. “Tanto a voi cosa cambia?”, dice al cameriere. Quando pensi che non ci sia più nulla da fare, casualmente, cambia piatto, e se questo gli piace lo esalta incolpandoti di non avergli mai comunicato la sua presenza nel menu.

L’AMICONE. Si fa subito riconoscere con una battuta che gli amici conoscono a memoria. Quando è ora di scegliere dal menu dice al cameriere chiamandolo per nome, dato che lo ha sentito un minuto prima da un altro cameriere: “Antonio porta quello che vuoi ma mi raccomando trattaci bene”. Promette di portare un sacco di gente e conclude la visita con una battuta sul conto, tipo: “Quanto mi devi?”, “Mi porti la dolorosa?”, “Posso venire a lavare i piatti?”. Non ultima, vista la fantasia del personaggio: “Non farmi la ricevuta, basta che mi fai lo sconto.

L’ESCLUSIVO. Si insinua piano piano, ma presto diventa un punto fermo del locale. Sceglie sempre lo stesso tavolo, normalmente è solo. Scruta con attenzione ogni mossa di clienti e camerieri, dispensando consigli e battute agli uni e agli altri. Quando entra nel ristorante si dirige direttamente in cucina per omaggiare dal lavapiatti allo chef; nel contempo si personalizza il menu del giorno. Dopo un po’ ha raggiunto la completa padronanza del locale, conosce l’incasso e la vita privata di quelli che ci lavorano. Questo tipo di relazione difficilmente finisce bene, tranne quando diventa molto stretta con il titolare, fino al punto di fare una società. Allora finisce peggio.

IL PRINCIPINO. Ha 3-5 anni, è il figlio unico di una coppia premurosa che quando va al ristorante ordina per lui solo alcune cose, quasi mai sul menu. L’arrivo del piatto ordinato viene accolto da esclamazioni di giubilo e stupore tipo: “Ohhhhhhhhhh”, oppure il più americano: “Uauuuuuuuu”, come se gli avessero portato un quarto di bue arrosto. Quando arrivano le portate dei genitori, il piccolo ha bisogno di sgranchirsi un po’ le gambette così esplora il ristorante che diventa un bosco inccantato frequentato da clienti-alberi e camerieri-gnomi. Il papino corre affannosamente dietro al principino, ma stando attento a non fermarlo: non vuole rompere l’incantesimo. Sempre meglio che fargli rompere la testa contro lo spigolo di un tavolo.

L’INTOLLERANTE. Normalmente è una donna. Guarda e riguarda il menu ma non è soddifatta, chiede agli altri commensali: “Tu cosa prendi? Sei sicuro? Ma non è che… E se non mi piace?” Poi ci prova con il cameriere: “Ma qui cosa c’è? E questo che sapore ha? Questo si puo togliere?” Se coglie lo sguardo spazientito degli amici, si giustifica dicendo che ha scoperto recentemente di avere delle intoleranze alimentari. Ricomincia: “Vorrei quel piatto ma senza questo, quello e quell’altro, ma mi aggiunga quello, questo e questo ancora, si può???” “E come no, siamo qui aapposta!” la rassicura il cameriere, resistendo all’impulso di mandarla a… farsi fare un check up completo.

[Crediti]  Il sogno di aprire un ristorante e non chiuderlo prima di svegliarsi. Immagine: Maurizio Camagna]

              www.dissapore.com. Niente di sacro tranne il cibo di Antonio Tomacelli giovedì 23 febbraio 2012

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